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All Star Game 2009: Preview
13 Feb 2009 by Andrea Zunino

Ogni anno, di questo periodo, la stagione Nba arriva a un punto di svolta. Ogni anno milioni di tifosi da tutto il mondo votano i propri beniamini. Ogni anno qualche giocatore esulta per aver ricevuto una telefonata o si dispiace per non averla ricevuta. Ogni anno l’America cestistica si ferma per un weekend. Ogni anno c’è l’All-Star game.
Questa notte a Phoenix inizia il weekend delle stelle, evento ormai più mediatico che sportivo, ma che continua a calamitare le attenzioni di milioni di fan in giro per il Mondo.

Friday Night
Come detto, si comincia questa notte, ovviamente con l’evento meno interessante della tre giorni. La classica sfida tra i rookies, ovvero i giocatori al primo anno, e i sophomores, quelli alla seconda stagione nella lega. Per la verità potrebbe trattarsi di un evento interessante, visti i tanti giovani talenti che scendono in campo, ma la tradizione ormai vuole che in questa partita l’intensità sia una parola del tutto sconosciuta, così come la difesa. Si tratterà come al solito di un susseguirsi di giocate individuali, che siano le schiacciate del duo Anthony-James dell’edizione 2004 o la raffica di triple di Booby Gibson, Mvp dell’ultima edizione. Se si vuole provare a fare dei pronostici è pressoché impossibile non andare coi Sophomores, anche per una questione storica: è infatti dal 2002 che la squadra dei rookies, in quella occasione guidati da Jason Richardson, non riesce ad assicurarsi la vittoria. Guardando i roster effettivamente bisogna riconoscere che nel Rookie Team il talento non manca: Rose e Mayo stanno giocando una stagione spaventosa, Beasley, Westbrook e Gordon sono grandi talenti, la coppia spagnola Fernandez-Gasol garantisce efficacia (e a differenza di tanti loro predecessori di area Fiba visti in passato in questa manifestazione potrebbero anche essere i giocatori giusti per una partita votata più allo spettacolo che al conseguimento della vittoria, soprattutto il primo) e la coppia di lunghi Oden-Lopez farebbe gola a quasi tutte le franchigie Nba. I favori del pronostico vanno comunque obbligatoriamente per un Sophomore Team guidato da Kevin Durant, che per come sta giocando non avrebbe neanche demeritato una chiamata alla partita della domenica. A spalleggiarlo ci saranno il suo compagno ai Thunder Jeff Green, la sorpresa dei Rockets Brooks, il nuovo play titolare dei Pistons Rodney Stuckey, un tris di esterni veramente interessante come Young, Chandler e Thornton, il solido centro dei sorprendenti Hawks Al Horford e per finire il giocatore più fuori luogo possibile in questa manifestazione, Luis Scola.

Saturday Night
Gli eventi del sabato notte sono quanto di più distante possibile dalla pallacanestro si può trovare durante l’All Star Weekend, ma sono probabilmente quello che più interessa al grande pubblico. La prima manifestazione è lo Shooting Star, ovvero una gara di tiro fra 4 squadre (i campioni in carica di San Antonio, poi Detroit, Phoenix e Los Angeles) composte da un giocatore Nba (Duncan, Afflalo, Barbosa e Fisher), un grande ex (l’Ammiraglio Robinson, Lambeer, Cooper e Majerle) e una giocatrice della Wnba (Becky Hammon, Katie Smith, Lisa Leslie e Tangela Smith). A seguire lo Skills Challenge, in pratica un percorso a ostacoli nel quale quattro ottimi playmaker quali sono Tony Parker, Devin Harris, Derrick Rose e Mo Williams (che sostituisce l’infortunato Nelson) dovranno nel minor tempo possibile dribblare delle sagome, mandare a segno un passaggio teso, uno schiacciato, infilare un canestro dalla lunetta e segnare in lay-up. Ma questi due giochini sono semplicemente l’antipasto per le due portate principali della serata. Il primo è la gara da 3 punti: Jason Kapono, vincitore delle ultime due edizioni, cercherà di difendere il suo titolo da una bella batteria di contendenti. Dei primi 8 per triple realizzate in stagione mancano solo Ben Gordon, Ray Allen e Peja Stojakovic, ma i presenti sono tutti grandi tiratori dall’arco. A partire dai migliori in questa categoria statistica, Lewis e Danny Granger, per finire con Mike Bibby, Daequan Cook e Roger Mason Jr, migliore tra i partecipanti per percentuale con uno spaventoso 45% su 243 tentativi stagionali. Ma il vero piatto forte della nottata sarà lo Slam Dunk Contest, la gara della schiacciate. Per la prima volta nella storia della Nba la gara prende una svolta internazionale, perché tra i 4 concorrenti ci sarà anche lo spagnolo Rudy Fernandez, primo straniero di sempre a partecipare. A volerlo in gara è stato il grande pubblico, in quanto la Nba ha introdotto come novità proprio il fatto che i tifosi, tramite una votazione su internet, potessero scegliere chi tra i tre rookies Rudy, Westbroox e Alexander avrebbe avuto l’opportunità di andare a sfidare il campione in carica e favorito assoluto Dwight Howard. Ma “Superman” dovrà guardarsi non solo dai voli sopra il ferro dello spagnolo, ma anche dalle super doti atletiche del piccolo Nate Robinson, che ritorna allo Slam Dunk Contest a distanza di tre anni dalla sua vittoria, e da JR Smith, il sesto uomo di lusso dei Nuggets, che già nel 2005 aveva partecipato alla gara, strabiliando più il pubblico che la giuria con una bellissima schiacciata dopo un complicato passaggio del pallone dietro la schiena.

Sunday Night
Domenica notte, infine, arriverà il turno dell’All Star Game vero e proprio. Ventiquattro tra i giocatori teoricamente più forti sul pianeta che scendono in campo contemporaneamente, dando vita alla sfida sicuramente non più bella e intensa della stagione, ma altrettanto certamente quella con la maggiore concentrazione di talento. La speranza di tutti i tifosi è che, come ogni tanto accade, durante lo svolgersi dell’incontro i giocatori trovino stimoli e voglia di portarsi a casa il match, che tradotto significa vedere un impegno difensivo quanto meno accettabile. Guardando un po’ di statistiche si può notare come in questa sfida regni l’equilibrio (negli ultimi 10 anni si registrano 5 vittorie a testa per Est e Ovest) e soprattutto i punteggi elevatissimi, tanto che non si è mai vinto con meno di 111 punti segnati (con un massimo di 155 due anni fa, in un’edizione a dir la verità poco gradevole, peraltro l’unica delle ultime 6 a essere terminata con uno scarto tra le due squadre superiore ai 10 punti).
Se si analizzano i due roster di quest’anno balza agli occhi subito come il quintetto dell’Est sia decisamente più equilibrato. I voti dei tifosi permetteranno a coach Mike Brown di schierare un quintetto molto completo. Innanzitutto ci saranno due combo guard come Wade e Iverson (che in realtà, per come sta giocando a Detroit, non meriterebbe di essere a Phoenix) capaci sia di portar palla che di realizzare, in ala piccola il giocatore più all-around dell’intera Nba, LeBron James, mentre sotto i tabelloni lotterà una coppia di lunghi potenzialmente devastante, con Garnett da numero 4 e Howard da 5. Ad Ovest invece quintetto molto più “alternativo” e decisamente lunghissimo: un centro puro come Yao, uno che da centro gioca parecchi minuti nel suo team, cioè Tim Duncan, e un terzo lungo che da centro ha giocato per anni nella versione dantoniana dei Suns, Amare Stoudemire. Reparto dietro invece molto più equilibrato e decisamente più forte del corrispettivo ad est, con Chris Paul appena rientrato dall’infortunio da playmaker e Kobe Bryant in guardia. Per le panchine invece il discorso si ribalta: l’Est infatti è praticamente privo di lunghi, a maggior ragione dopo l’infortunio di Bosh che non riuscirà ad essere a Phoenix. Brown non avrà a disposizione nessuno centro e l’unico 4 disponibile è Rashard Lewis, che per caratteristiche è decisamente un esterno. Reparto guardie e ali piccole di conseguenza affollatissimo: Devin Harris, Danny Granger e Mo Williams saranno i tre esordienti All Star di questa edizione (ci sarebbe stato anche Jameer Nelson, ma come detto è fermo causa infortunio) e faranno compagnia al leader degli Hawks Joe Johnson, di ritorno in quella Phoenix che l’ha lanciato ad altissimi livelli, e alla coppia di Boston Pierce-Allen, che andranno a ricomporre per la Eastern Conference quel trio delle meraviglie che sta facendo la fortuna dei Celtics. Grande abbondanza di soluzioni invece in casa Phil Jackson, che sarà il coach delle West All Stars: un ipotetico quintetto Parker, Billups, Roy, Nowitzki e Gasol potrebbe tranquillamente giocarsela con entrambe le formazioni ch scenderanno in campo dal primo minuto e a concludere il roster ci saranno anche altri due giocatori di livello assoluto, quali David West e l’ormai veterano Shaquille O’Neal.


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