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I Conquistadores della NBA
26 Nov 2008 by Steve

Cestisti spagnoli alla conquista dell’America

E’ l’estate del 2001 quando la NBA conosce un ragazzone dal viso da adolescente viziato e arrogante. E’ il 21enne Pau Gasol, che dopo un paio di stagioni da giovane prodigio nel Barcellona viene scelto come terza scelta assoluta dagli Atlanta Hawks. Mai un europeo è stato scelto così in alto: è l’inizio di una tendenza che porterà le franchigie d’oltreoceano a considerare sempre più i giovani talenti del Vecchio continente che non provenissero soltanto dalla penisola balcanica o dalle sponde del baltico. Girato attraverso una trade ai Memphis Grizzlies, Pau dimostrerà di valere una chiamata così alta, giocando già da protagonista. Da subito titolare, una media punti e rimbalzi di poco al di sotto dei 20+10 a uscita gli varrà il titolo di Rookie dell’anno. Niente male per una matricola non americana, se non per il solito non facile adattamento ad una realtà tanto diversa. Il catalano si confermerà costantemente nelle stagioni successive, arrivando presto a partecipare all’ All-Star game. Nel frattempo cambia il suo look, sfoggiando una barba incolta e una chioma fluente che danno un aria più latina e più gladiatoria. Tuttavia per l’”ispanico” le soddisfazioni a livello di squadra faticano ad arrivare, Memphis in sette anni raggiunge solo un paio di primi turni di Play Off. Così a febbraio 2008 arriva la prova di maturità con l’approdo ad una squadra storica e abituata al successi come i Los Angeles Lakers. La trade porta Gasol alla corte di Phil Jackson per fare da spalla alla stella assoluta Kobe Bryant. La finale contro Boston porta il catalano tra i giocatori più conosciuti al mondo, anche se il suo contributo nella serie finale ha avuto degli alti è bassi.
Pau Gasol è l’esponente di punta di un movimento cestistico che in Europa è al top, che come Nazionale ha raggiunto in due anni il titolo di Campione del Mondo e l’argento olimpico. La finale olimpica è stata una splendida partita in cui gli spagnoli hanno lottato fino all’ultimo contro il ritrovato Team USA, sfoggiando tutto il loro talento e il loro carattere.
Ed è proprio il carattere che più impressiona del playmaker Josè Calderon, diventato un idolo indiscusso dei tifosi dei Toronto Raptors. Dopo tre stagioni in crescendo al Tau Vitoria, è arrivato in NBA nel 2005 non dalla porta principale del draft, senza grandi aspettative. Tuttavia ha saputo ritagliarsi sempre più spazio in una squadra comunque con una forte vocazione europea. L’ anno scorso ha preso il posto da titolare a stagione in corso a causa dei problemi fisici di TJ Ford ed ha sfoggiato tutta la sua personalità, dimostrando di saper tenere il ruolo. Le sue caratteristiche di rapido palleggiatore sempre pronto a puntare il canestro, lo rendono un giocatore imprevedibile. Nonostante questo sbaglia pochi palloni e sa gestire bene il gioco quando ce n’è bisogno. Quest’anno Toronto ha puntato su di lui e per ora ha sfoggiato ottime prestazioni, ricevendo anche le” attenzioni particolari” di Garnett, in alcuni frangenti lo ha sfidato marcandolo personalmente mentre portava il pallone.
Meno fortuna hanno avuto altri due giocatori che hanno fatto la storia recente del basket spagnolo: Jorge Garbajosa e Juan Carlos Navarro. Il primo ha portato la sua intelligenza e intensità cestistica a servizio dei Toronto Raptors. Dopo stagioni di vertice a livello di Eurolega, è stato Ingaggiato dall’ Unicaja Malaga all’apice della sua maturità (29 anni) nel 2006, disputando una stagione di alto livello. Stagione terminata a marzo a causa di un grave infortunio, il che l’ha tenuto fuori per diversi mesi, e ha pregiudicato il suo futuro nella NBA. Ha rescisso il contratto ques’estate accettando di tornare in Europa, attratto dal contrattone offerto dai russi del Kimki, ma nella sua stagione NBA ha dimostrato di saper tenere bene il campo in un contesto totalmente diverso da quello in cui sa esprimersi al meglio.
“La bomba” Navarro è stato draftato nel 2002, ma è approdato a Memphis dall’amico Gasol soltanto nel 2007, dopo un’intera carriera nel Barcellona fatta di successi nazionali ed europei. Una stagione abbastanza positiva, in cui ha messo in luce le sue qualità balistiche, con un high di 28 punti. Anche lui un giocatore di carisma che non si tira certo indietro, però anche lui è tornato al di qua dell’oceano, attratto dalla nostalgia di casa e anche dalla mega offerta del presidente Laporta che ha fatto di tutto per riportarlo nel Barça.
Una lunga carriera nella lega americana si prospetta per Marc Gasol e Rudy Fernandez, che nella loro stagione da rookie sono già dei punti fermi delle loro franchigie. Marc è il fratello meno famoso di Pau, ma è destinato a non essere ricordato solo come “Il fratello di”. Non gli manca il carattere ed ha già dimostrato di avere grandi qualità come centro puro: la grossa stazza gli permette di competere con i muscolari centri delle aree pitturate della NBA. Formatosi a Barcellona, è passato a Girona nel 2006 con ottimi risultati tanto da risultare il migliore giocatore della scorsa ACB. E’ stato draftato dai Lakers nel 2007, anche se il trasferimento nella NBA è avvenuto soltanto questa estate: i Memphis Grizzlies l’hanno acquisito nell’ambito della trade per Pau Gasol. Marc è andato così a sostituire idealmente il fratello, anche se i due hanno caratteristiche molto diverse. Il suo inizio a Memphis è stato di alto rendimento, tantoché ha da subito preso il posto da titolare e realizzato un high clamoroso di 27 punti e 16 rimbalzi. Di sicuro una certezza per il futuro.
Spettacolare l’inizio di stagione dell’altro rookie Rudy Fernandez che dopo essere stato scelto nel 2007, è approdato questa estate a Portland, diventando il terzo spagnolo a vestire la canotta Trial Blazers. Nella franchigia dell’Oregon giocò nella stagione 1986-87 il compianto Fernando Martin, il primo in assoluto ad approdare nella NBA, un grande della storia del basket iberico, medaglia d’argento agli Europei 1983 e alle Olimpiadi 1984. Nel Blazers rimase una sola stagione senza molto successo, anche a causa di un infortunio, prima di tornare nel suo Real Madrid e di lasciarci in un tragico incidente d’auto nel 1989.
A precedere Rudy Fernandez è stato Sergio Rodriguez, a Portland dal 2006: un playmaker che si è ritagliato un posto nelle rotazioni nelle ultime due stagioni, il quale sta aiutando nell’inserimento la guardia ex Joventut Badalona. Non che ne avesse molto bisogno, visto che dopo aver dimostrato tutte le sue capacità davanti a Team USA nella finale di Pechino, le sta confermando alla grande nelle prime partite dell’attuale stagione NBA.
E’ un giocatore dalla grande tecnica, un gran tiro dalla distanza e un atletismo impressionante, caratteristiche fondamentali nella lega americana. Sta ritagliandosi tanti minuti ed ottime prestazioni realizzative, però il suo apporto di esplosività e imprevedibilità in attacco va oltre i punti segnati. I suoi alley-hop e le sue bombe dalla distanza mandano sempre in visibilio il pubblico del Rose Garden.
Le caratteristiche anche di grande cuore e grinta di questi giocatori sono un fattore determinante nel successo che stanno avendo in NBA, diventando anche molto apprezzati dal pubblico americano.
E nel futuro si preparano altri talenti più o meno giovani a tentare l’avventura sulla scia dei loro compagni di nazionale: basti pensare al giovanissimo Ricky Rubio da Badalona, previsto come prima scelta assoluta al prossimo draft. Un play già maturo dalla tecnica straripante. Anche altri giocatori spagnoli potrebbero ritagliarsi ruoli importanti: basti pensare al valenciano Victor Claver, un ala dal grande atletismo, o a Felipe Reyes, lungo che unisce concretezza e tecnica, che sta vivendo una grande stagione al Real Madrid.


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