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Campionato NBA 2008/2009, WESTERN CONFERENCE
15 Nov 2008 by Alessandro Castiglioni (AlexKobe)

Il circo NBA è ripartito da meno di un mese e la Western Conference si presenta ai nastri di partenza con le solite corazzate che ne hanno caratterizzato le ultime annate e franchigie in rampa di lancio. Facciamo una analisi spaziando tra i roster, il mercato, previsioni e risultati conseguiti in questo inizio di torneo.

Pacific Division

Los Angeles Lakers, voto 8
Finalisti della passata stagione, considerati dalla maggior parte degli addetti come la squadra da battere a Ovest, punto di riferimento dei piani alti della classifica della Pacific. L’inizio è da considerarsi più che positivo: record di 7-1, già sconfitti team del calibro di Hornets, Rockets, Mavs. Solo i Pistons del nuovo corso con Iverson sono riusciti a sbancare lo Staples Center peraltro in una gara dove il risultato non è mai stato in discussione.
Dopo qualche settimana possiamo già affermare che Jackson ha effettuato scelte vere modificando gerarchie già prestabilite nel roster: Odom 6° uomo, costante impiego di Ariza nello spot di SF, fiducia a Farmar nei momenti caldi, momentaneo basso utilizzo di Vujacic e, come anticipato dallo Zen durante il training camp, risparmio ove possibile dell’utilizzo del MVP in carica rispetto alle stagioni scorse: Kobe ha attualmente un minutaggio medio di 35 min/gara.
Il futuro passa dalla compatibilità Gasol/Bynum e solo il tempo ci saprà indicare se questa coppia di lunghi porterà al successo finale.

Phoenix Suns, voto 7
L’addio del Baffo ha certamente portato dei dubbi sul nuovo corso tecnico invece Phoenix è partita con un record di 7-3 con uno Shaq da media realizzativa quasi impensabile affiancato dall’asse Nash/Stoudemire. Il mercato estivo ha portato Matt Barnes, ala piccola ex Warriors che attualmente parte in quintetto titolare dove a farne le spese è il francese Diaw. Dalla panca Lenadrinho è ancora utilizzato per il cambio marcia essenziale in molte circostanze. L’esperienza sugli esterni di Grant Hill e Raja Bell permetterà ai Suns di comunque rimanere in orbita playoff per tutta la stagione.

Sacramento Kings, voto 6
Per ora i Kings non si stanno rivelando quella squadra materasso pronosticata. Certo, i tempi di Adelman di inizio decennio sono oramai un lontano ricordo, Sacramento oramai vive il proprio destino alla singola serata senza ancora un progetto reale per i prossimi anni: i tifosi l’hanno capito da tempo infatti l’Arco Arena da autentica bolgia è diventata non diciamo come un Forum d’Assago californiano ma sicuramente molto meno frequentata dai propri fedeli.
Guidati da Kevin Martin e dal positivo Salmons (40 punti nelle mani insieme per allacciata di scarpe) con un Artest in meno i Kings sono 4-6, bilancio provvisorio assolutamente rispettabile ad ovest. Sotto canestro Spencer Hawes sembra finalmente godere di quello spazio che si merita approfittando anche dei malanni di Brad Miller. Fuori dai playoff aspettando annate migliori.

Golden State Warriors, voto 4
Finora stagione disgraziata con premesse negative prima di cominciare. L’addio del Barone e il caso Ellis stranoto che potrebbe portare anche alla rescissione del contratto a Febbraio sono solo la punta dell’iceberg: gli Warriors sono privi di un play di valore che li guidi, la condotta di Don Nelson è diventata discutibile come non mai, Al Harrington è dato in partenza, gli arrivi di Turiaf e Maggette non sono sufficienti per colmare le lacune strutturali del team. Non basta solo affidarsi ad un realizzatore puro come Stephen Jackson e leggere le statistiche a rimbalzo di Biedrins per accontentare i propri supporters. Aggiungiamoci che il nostro Beli praticamente non gioca…

Los Angeles Clippers, voto 4,5
Estate torrida sul fronte mercato per i Clippers: l’addio dell’uomo franchigia Elton Brand per Philly ma acquisizioni importanti tra cui Baron Davis investito del ruolo di leader del nuovo corso. Finora Davis è sembrato abbastanza in difficoltà con compagni che ancora ne devono imparare i ritmi di gioco e ha sofferto qualche fastidio muscolare di troppo: il valore del giocatore è indiscutibile e prima o poi emergerà con prepotenza.
Gli arrivi di Camby (per il nulla) e Ricky Davis hanno reso il mercato dei Clippers di qualità. Aggiungiamoci inoltre la scelta di Eric Gordon, tiratore come pochi nell’intero panorama d’oltre oceano. Peccato per White Chocolate e il suo addio al basket giocato: Jason Williams sarebbe stata comunque un'addizione importante.
Sotto il piano del risultato il campo sinora ha emesso un verdetto negativo: 1-7, due derby persi coi Lakers e una chimica ancora tutta da trovare.

Northwest Division

Utah Jazz, voto 7
Inizio di stagione prepotente sugli scudi, ora i Jazz sembrano inevitabilmente in calo soprattutto a causa dei problemi fisici di Deron Williams e Kirilenko e della momentanea assenza di Okur per problemi familiari. Quasi imbattibili tra le mura amiche sono lo stesso team dell’anno scorso con un Brevin Knight in piu’ e il Rookie greco Kouros. Playoff sicuri.

Portland Blazers, voto 6,5
I Blazers si preparano a vivere questa attesa "era" composta da talenti come Roy, Alridge e dal centro Greg Oden fermo tutta la passata stagione causa delicata operazione al ginocchio; a questi si aggiungono Outlaw, Webster e i rookie Bayless, Batum e Rudy Fernandez. Soprattutto quest’ultimo ha notevolmente sorpreso il pubblico dimostrandosi prontissimo per il palcoscenico NBA: già in lizza per il titolo di rookie e sesto uomo dell’anno, viaggia a 15 di media con più del 45% sia dal tiro da 2 che da 3 e il 94% ai liberi con una energia incredibile condensata in meno di 30 minuti di utilizzo medio per gara.
Futuro più che roseo: dovranno essere firmate importanti estensioni per Roy, Oden e Alridge ma a fine della stagione scadra’ un valore di circa 35 milioni di dollari in contratti in essere come Francis, LaFrentz ma anche Diogu e Blake, ci sarà pertanto spazio per ulteriori addizioni sul mercato dei free agent.

Denver Nuggets, voto 6
Attualmente sopra le attese: record positivo di 5-4, prime due sfide prive di Carmelo Anthony per sospensione temporanea. I Nuggets stanno pregando che il fisico di Nenè tenga e non subisca alcuna ricaduta altrimenti sotto il canestro con la partenza di Camby rimarrebbe un vuoto imbarazzante. L’inizio del brasiliano è da 15 + 8 rimbalzi di media ed è un autentico successo dopo la terribile malattia.
In cabina di regia direttamente da Detroit è sbarcato Chauncey Billups in cambio di Allen Iverson. L’ex Pistons è sicuramente piu’ adatto di AI nel coinvolgere i compagni e nel dettare i ritmi di gioco, le pepite perdono un “go to guy” e un certo effetto sorpresa. Fuori dai playoff, magari in lotta per entrarci approfittando di qualche crisi inaspettata di altra franchigia all’interno dell’Ovest (Mavs?)

Minnesota Timberwolves, voto 5
Giovani, promettenti, forse hanno perso qualche gara che meritavano di vincere, tutti in ginocchio di Sire Big Al in attesa della fioritura di Foye e del rookie Kevin Love; questa estate è arrivato Mike Miller che porta pericolosità dal perimetro e punti nelle mani.
Un po’ troppa confusione nella batteria di esterni con McCants e Telfair, uno a cui piace decisamente gestire boccia a piacimento. Sceglieranno alto al draft dell’anno prossimo…

Oklahoma City Thunder, voto 4
Probabilmente la franchigia col tasso tecnico più basso della Lega col solo Kevin Durant a interpretare il ruolo di salvatore della patria e le speranze riposte nel rookie Russel Westbrook.
In certi momenti davvero desolanti, sperando che Durant non rimanga imprigionato per molto in un ambiente che certo non può aiutarlo come altri nella sua crescita cestistica.
Come i Wolves, sceglieranno alto…

Southwest Division

New Orleans Hornets, voto 6
Gli stessi dell’anno scorso ma con un'addizione importante e per molti decisiva: James Posey.
A lui gli Hornets affidano la leadership di difesa sul perimetro basandosi sulla sua esperienza e anche sulla versatilità di saper intraprendere più ruoli.
Paul è in costante e strabiliante crescita, neo negativo di inizio campionato la sconfitta netta coi Lakers dove non sono mai stati in gara. Effettivamente i problemi di accoppiamento coi californiani, come dimostrato l’anno scorso, sono più che seri. Record di 5-3, playoff sicuri, nelle prime quattro a Ovest.

Houston Rockets, voto 6
Con l’arrivo di Ron Ron la difesa dei Rockets prende nuova linfa e Houston si candida a un ruolo di vertice con sogni d’anello. Artest non porta solo difesa ma anche più soluzioni tattiche per Yao e McGrady; proprio questi ultimi segneranno come sempre i destini del team: se il loro fisico terrà, i Rockets saranno una delle squadre con cui fare seriamente i conti a primavera altrimenti…tra le sorprese il giovane play Aaron Brooks ma non l’argentino Scola che oramai sorpresa non lo è…

San Antonio Spurs, voto 5
Ulteriore dimostrazione che gli Spurs privi di Manu sono un altra squadra: San Antonio sta faticando terribilmente nonostante la vittoria prestigiosa nel derby texano con Houston.
La dirigenza ha le sue colpe: non basta un Roger Mason per risolvere tutte le problematiche, poteva e doveva esser fatto qualcosa di aggiuntivo visto che la situazione salary cap del team lo permetteva; Bowen/Finley/Vaughn non possono continuare in eterno e nel reparto lunghi il brasiliano Splitter stava ancora aspettando una chiamata mai arrivata.
Attenuanti: l’infortunio appunto di Ginobili ma anche quello di Parker.

Memphis Grizzlies, voto 6
Un nome: OJ Mayo. Rookie ammaliante, è già giocatore migliore rispetto all’anno scorso e Memphis se lo coccola affidandosi per 40 minuti a gara al suo talento.
Da quest’anno veste Grizzlies anche Marc Gasol, fratello del più celebre Pau ed ex scelta da secondo giro dei Lakers e coinvolto nella trade Memphis/LA dell’anno scorso. Lo spagnolo è una piacevole sorpresa, parte in quintetto e si dimostra già pronto per l’NBA, sicuramente non ha potenzialità di crescita di altre giovani scelte ma è già un centro solido anche a queste latitudini.

Dallas Mavericks, voto 4,5
Assolutamente negativi e sotto le attese, record di 3-7 con l’innesto Gerald Green (che comunque non sta affatto sfigurando) e il ritorno di Diop. Sperano di raddrizzare una stagione che in queste prime dieci gare li ha visti in difficoltà con un Jason Kidd che nonostante stia fornendo statistiche di alto livello (più di 7 rimbalzi e assist a gara) forse sta cominciando a sentire gli annetti di troppo. Sotto la tabella manca un terminale offensivo di una certa pericolosità che non può dare Dampier o Diop, manca questa alternativa che renda Nowitzki e Terry meno sotto pressione.




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