The Finals, game 6: Boston Celtics – Los Angeles Lakers 131-92, Celtics campioni! 19 Jun 2008 by Andrea Fusillo
Il trionfo di Boston. Il campionato NBA 2007/2008 si chiude con una prestazione roboante di Boston che annienta la resistenza dei Lakers in meno di due quarti, chiudendo con un abissale distacco di 39 punti. Caricati dalla solita presentazione spettacolare e dal terrificante urlo di Kevin Garnett, i Celtics si sono trovati di fronte dei Lakers inizialmente poco propensi a lasciargli vincere il titolo. O meglio, si sono trovati di fronte un Kobe Bryant deciso a non arrendersi. L’inizio del 24 infatti è brillante, guida l’attacco losangelino ad un primo quarto positivo, anche se gli errori degli altri gialloviola sono numerosi. Per i Celtics invece Rajon Rondo appare ispiratissimo, si prende iniziative in attacco (tanti errori però) ed in difesa è molto aggressivo. Anche Garnett inizia alla grande, con tanti punti e la solita ottima difesa, ma in generale gli errori sono davvero numerosi, e le due squadre restano a contatto, fino al 24-20 finale. Il nervosismo si sente anche in avvio di secondo quarto, poi Boston inizia ad ingranare, la difesa rimane impeccabile e l’attacco entra prepotentemente in partita: le triple di House e Posey, le continue forzature di Bryant e la grande partita di KG mettono già fine alla gara, con il quarto che si chiude sull’eloquente 58-35. La ripresa è pura accademia, si segnala la grande carica di tutti i Celtics con Rondo ancora protagonista, ed il divario tra le due squadre si dilata fino al +30, che poi diventerà addirittura +40 nel quarto conclusivo, con anche Ray Allen a bombardare il canestro: è un massacro, e la sirena finale suona sul 131-92, per l’esplosione di gioia del TD Banknorth Garden, pronto ad accogliere lo stendardo numero 17. Grande gioia ovviamente per tutti i giocatori, ma soprattutto per i Big Three: Garnett in particolare non nasconde l’emozione per essere finalmente riuscito ad arrivare sul tetto del mondo. Il suo compagno Pierce ha un altro motivo per festeggiare, dato che viene nominato MVP delle Finals, e meritatamente, per l’intensità dimostrata in ogni partita, anche quando la squadra proprio non girava. The Truth si è dimostrato il vero leader dei Celtics, senza di lui (e l’infortunio di gara-1 aveva fatto temere il peggio) forse non sarebbe mai arrivata la vittoria.
Dopo le pagelle di gara-6, un riassunto della stagione di Boston.
PAGELLE
Boston Celtics Rajon Rondo, voto 8,5 Che partita! Incredibile intensità in difesa ed in attacco, recupera palloni, gestisce il gioco e segna anche 21 punti! Gli errori in attacco sono tanti, ma conta davvero poco. Ray Allen, voto 8 Il suo tabellino lievita nel finale, quando crivella di triple (ed è sempre uno spettacolo vederglielo fare) il canestro dei Lakers, ma tanti canestri pesanti sono suoi. Si infortuna lievemente nel primo quarto, poi ritorna alla grande, più pronto di prima. Paul Pierce, voto 8 Dopo l’immensa gara-5, stanotte il tiro va e viene, ma Double P ripara improvvisandosi passatore e dando via dieci assist per i compagni, comportamento da grande campione a cui interessa solo la vittoria della squadra. Dopo la partita la consacrazione: MVP! MVP! Kevin Garnett, voto 8,5 Era atteso ad una grande partita, e KG ha risposto presente. Inizia segnando canestri su canestri ed impedendo ai lunghi dei Lakers di rendersi pericolosi, e stavolta non accusa momenti di pausa. È suo il canestro che chiude emotivamente la partita, un gioco da tre punti con palla lanciata ad una mano cadendo. Pazzesco. Kendrick Perkins, voto 6 Anche stavolta esce presto di scena causa falli, però quando è in campo riesce a far sentire il proprio peso a rimbalzo e in difesa. P.J. Brown, voto 6,5 Un altro veterano che vede la propria carriera premiata con l’anello di campione, riesce a rendersi prezioso con le solite giocate di esperienza. James Posey, voto 7,5 Prezioso a dir poco, difende in maniera asfissiante, getta il cuore oltre l’ostacolo ed in attacco si fa trovare sempre pronto. Colpaccio della dirigenza Celtics. Leon Powe, voto 6 Poco da segnalare, a parte la solita grinta che lo porta a produrre sempre qualcosa di positivo. Eddie House, voto 7 Sfrutta bene l’ottimo tiro che ha, e mette una tripla fondamentale nel parziale di Boston nel secondo quarto. Glen Davis, voto 6,5 All’esordio in Finale, dà qualche ottimo minuto di difesa, specialmente su Gasol, anche se paga i tanti centimetri in meno rispetto al catalano. Tony Allen, voto 6 Qualche minuto di garbage time, in cui si fa notare per il suo atletismo.
Los Angeles Lakers Derek Fisher, voto 5 Praticamente non si vede mai, anche se svolge il compitino quando serve. Kobe Bryant, voto 4,5 Guadagna mezzo voto per l’ottimo inizio, dopo il quale però sparisce, forza, perde palloni e sbaglia tiri su tiri, catturando il pallone in un buco nero dal quale raramente viene fuori. Certo, i compagni non lo aiutano, ma quando gioca così è solo dannoso. Vladimir Radmanovic, voto 4 Irritante, dà fastidio anche ai tifosi della squadra avversaria. Specialità della casa: ingresso, due o tre oscenità e rapido ritorno in panchina. Lamar Odom, voto 4,5 Assente anche in questa gara, emerge nel quarto quarto, ma è a dir poco inutile. Pau Gasol, voto 5 Si salva perché ogni tanto si ricorda di essere alto sette piedi e di avere delle mani fatate, ma in generale mostra ancora una volta il solito atteggiamento molle. Luke Walton, voto 5,5 Almeno il figlio di Bill ci mette un po’ di grinta, anche se si vede che gli manca qualcosa a livello tecnico. Jordan Farmar, voto 5 Non è in serata, anche se segna 12 punti, ma viene travolto anche lui dalla marea dei Celtics. Ronny Turiaf, voto 5,5 Stavolta la sua grinta non serve a molto, però almeno non produce danni come altri suoi compagni. Sasha Vujacic, voto 5 Ci prova continuamente ad entrare in partita, ma serve a poco. Trevor Ariza, voto 5 Gioca pochissimo, niente da segnalare.
È doveroso parlare della grande stagione di Boston. Ha vinto indubbiamente la squadra che lo ha meritato di più, che ha iniziato la stagione con l’unico scopo di conquistare l’anello, nonostante le tante incognite che il progetto di Danny Ainge portava con sé. Tutto era cominciato durante il Draft 2007, quando i Celtics, reduci dalla peggior stagione della loro storia, avevano preso Ray Allen in uno scambio con Seattle. Lo sbarco di He Got Game, unito alla presenza di Paul Pierce e di un nucleo giovane molto promettente poteva già costituire una svolta per i biancoverdi, ma circa un mese più tardi è avvenuta una vera e propria rivoluzione. In uno scambio che verrà ricordato per anni, The Revolution, Kevin Garnett, è sbarcato a Boston, in cambio di gran parte dei giovani della squadra; si era così formato uno straordinario trio di stelle, con un grande punto in comune: nessuno di loro aveva mai vinto il titolo NBA, né ci era andato almeno vicino; tuttavia, la coesistenza di queste tre superstar costituiva un grande punto di domanda prima dell’avvio della stagione, e gli scettici convinti che mettere assieme tre giocatori formidabili non sarebbe bastato per laurearsi campioni erano tanti. A queste critiche che riguardavano principalmente l’atteggiamento dei nuovi Celtics, si aggiungeva l’enorme pressione che il trio avrebbe avuto sulle spalle: non essendo più dei ragazzini, dovevano riuscire a vincere o quest’anno o quantomeno nella prossima stagione. E il resto della squadra? Dopo lo scambio per Garnett, il roster si era praticamente svuotato, ma la dirigenza bostoniana è stata bravissima nel mettere insieme pezzo dopo pezzo un cast di supporto adeguato, scoprendo di avere già in casa gemme preziose come Rajon Rondo o Kendrick Perkins e firmando pedine fondamentali nella corsa al titolo come James Posey o Eddie House. I primi mesi della nuova stagione, a parte qualche brevissimo periodo negativo, hanno confermato che erano proprio Pierce e compagni la squadra da battere, e in vista della post-season si è assistito agli ultimi colpi della dirigenza di Boston, ovvero le firme di P.J. Brown e Sam Cassell, uomini di esperienza utilissimi negli ultimi mesi di campionato. Il cammino nei playoff però non è stato affatto semplice: contro Atlanta è stato necessario arrivare a gara-7, così come contro i Cavaliers, e i Celtics sembravano in grande difficoltà, soprattutto in trasferta, dove non avevano mai vinto in post-season. La svolta è arrivata contro Detroit, con due decisive vittorie al Palace di Auburn Hills, che hanno portato Boston all’atto conclusivo della stagione, contro i Los Angeles Lakers, a loro volta trionfatori della Western Conference. Il resto è storia degli ultimi giorni, con i biancoverdi che sono tornati sul tetto dell’NBA, dimostrando che si può vincere mettendo assieme tre superstar, basta che siano disposte a lavorare come una squadra con l’unico scopo di conquistare il campionato.