Serie A

Lega Due

Eurolega

NBA

NCAA

Eventi

Giocatori

Legends

Giovani

Allenamento

Tattica

Playground

Altri Sport

Varie

Forum



 

La storia di Slam come non l’avete mai sentita
25 Dec 2006 by Davide Ronca

Leggi il numero 33 del 1999!



Slam (il sito) e Basket Connection (il suo forum) sono conosciuti in Italia come degli spazi WEB amatoriali incentrati sulla pallacanestro. Forse “incentrati” è un parola un po’ grossa… diciamo che la nostra anima è sempre stata cestistica, ma per un motivo o per l’altro ci sono stati dei momenti in cui le discussioni sul basket non sono sempre state numerose e per questo qualcuno me ne ha dette di tutti i colori o, come si dice da queste parti, “per i beati porci”.
Una volta l’ex redattrice Lolly, di cui parlerò in seguito, mi ha chiesto come mai il cestino di BC ha 4163 discussioni, io le ho spiegato semplicemente che si trattava di minacce, in realtà erano topic di vecchi fantabasket e alcune parti dell’ormai cancellata cartella “telefonia mobile”, saturata dal celeberrimo e incontenibile BLUANDBLU.
Lolly tuttavia non si è stupita e ha commentato con un: “Ci risiamo, eh?”.
Slam non è mai stato un canale informativo come gli altri, per questo ha fatto arrabbiare non poche persone e non pensate che la cosa sia rimasta circoscritta al WEB, perché nella realtà c’è stato di peggio.
Incredibile a dirsi, ma il progetto è nato per scommessa e per sfida.
Un giorno mi ritrovai al telefono col mio amico che chiameremo A… beh no… A. è troppo discreto… chiamiamolo Sandro… no no… molto meglio A.
Dicevo… tutto nacque da una scommessa: chi fosse stato in grado di fare il giornalino amatoriale migliore avrebbe vinto… vinto cosa, non posso dirlo, perché, come avrete notato, su Basket Connection non c’è una vera e propria meta in quel che facciamo… allora come oggi si vinceva solo il gusto di aver fatto un buon lavoro e stare fra amici.
Il destino volle che proprio lo stesso giorno si giocasse Mash Verona contro Benetton Treviso, partita nella quale, trevigiani perdonatemi, la Scaligera schiantò i cugini servendosi di un buon gioco dei piccoli Iuzzolino e Myron Brown, ben coadiuvati dai pick ‘n’ roll coi lunghi Gnad, Dalla Vecchia e Boni.
Incurante di cosa stava succedendo nel mondo in quel periodo, presi con fare serafico una macchina da scrivere Olivetti degli anni ’70, della carta non dissimile da quella da bagno e buttai giù un articoletto sul match nel quale, a ogni virgola, sfondavo letteralmente il foglio.
Subito dopo misi delle foto prese da “l’Arena”, il quotidiano più importante di Verona e fu tutto pronto per essere fotocopiato, così conclusi la pagina sportiva di un giornalino che avrei chiamato “Il Dizionario”.
Resomi conto che non avrei saputo come continuarlo, ci “schiaffai” un foglio con su scritto “SLAM” numero 1, lire 200 e lo spacciai come lavoro finito.
Non chiedetemi da dove ho preso il nome “Slam” perché non ne ho la minima idea… secondo la leggenda deriverebbe da una vignetta della Settimana Enigmistica, altri sostengono che quel giorno “vidi la luce” un po’ come il buon Jack Blues.
Naturalmente il mio amore per il basket era molto più antico (1994), non nacque certo da quella partita.
Il giorno dopo A. si presentò con due fogli lavorati (male) al PC, mi ritrovai davanti agli occhi degli articoli deliranti sul perché il nord Italia doveva essere indipendente dal sud: il titolo di quel “capolavoro” non poteva che essere “Il Padano”, una vaccata colossale che mi fece ridere per almeno 3 ore e mi causò problemi seri di incontinenza nei giorni che seguirono.
Il primo passo era stato compiuto: A. si portò a casa Slam e promise che avrebbe collaborato, in un certo senso quell’ottobre/novembre del 1998 nacque la redazione di Slam, anche se il bello doveva ancora venire.
Nei primi tempi il mio amico si presentava a casa mia tutti i giovedì per ritirare il giornalino che consisteva nel pezzo sulla partita di campionato e su quella di coppa Korac, lentamente aggiunsi qualche altra chicca come la presentazione dei match seguenti e l’analisi dei giocatori avversari.
A quel punto Slam era ben lanciato, oltre le nostre famiglie lo conoscevano una ventina di persone; sfortunatamente, essendo inverno inoltrato, il movimento che era nato non poteva uscire dalle mura di casa, fu allora che trovai un pazzo scatenato che chiameremo Y. (non ho il suo permesso per pubblicare nome e cognome, per strani motivi ha sempre voluto restare anonimo pur scrivendo su BC molti anni dopo).
Y., mio amico fin dalla prima media, borgataro veronese pazzo come me (e per giunta di borgo Milano, quindi il peggio del peggio), capì fin da subito che Slam era un prodotto che si poteva valorizzare, dividemmo così la redazione: una parte andò in un garage di via San Marco, l’altra a casa mia, a tutt’oggi non si sa ancora se il garage fu occupato abusivamente o se era veramente di Y., misteri della fede.
Il nostri primi nemici furono le “cavallette bantù” ribattezzate così in un mio editoriale.
“Le cavallette bantù” furono da sempre un leit motiv: quando un numero non usciva, quando si scriveva qualche scempiaggine o quando la Scaligera perdeva, le colpevoli erano sempre loro: “le cavallette bantù”.
Giornalisticamente parlando partivo avvantaggiato, avendo sempre avuto una dote naturale (da impubero pur senza saper scrivere, prendevo le penne in mano e riempivo vecchie agende di una strana scrittura che capivo solo io, definita da me stesso “ambhzhm”, per i profani si legge “ambezem” con la “e” chiusa), da bambino ero cresciuto con “Game Power”, un mensile sui videogiochi composto da trentenni matti da legare che leggevo tutte le sere prima di andare a letto e che mi ha lasciato in eredità alcuni termini come “beota”; i Simpson, i film comici anni ’80 con Chase, Candy, Aykroid, le sit com come “Willy il Principe di bel Air” e tutto il lifestyle dei primi anni ’90 fecero il resto… ne vennero fuori articoli da camicia di forza.
Piano piano Slam cominciò ad avere un suo stile: irriverente alla massima potenza, al limite dello sfacciato, noncurante di tutto e di tutti, con una spiccata propensione nel trovare e descrivere in modo ironico tutto ciò che c’era di negativo in qualcosa, particolarmente “amante” di Bologna in senso stretto, perfino offensivo in certi frangenti, come nell’articolo “la classifica della bruttezza” in cui Cazzaniga e Portaluppi furono i protagonisti di una sfida mortale.
Si assistette a momenti epici da record, come quando, durante la semifinale di Korac, A. fu costretto a trangugiare una dozzina di uova sode tagliate senza masticare o quando lo stesso A. scrisse un articolo bevendo e ruttando per tutto il tempo, oppure il giorno in cui Y. seguì in incognito un giocatore scoprendo che metteva le corna alla moglie, l’articolo che ne scaturì suscitò delle polemiche al limite della denuncia.
Insomma ordinaria follia cestistica.
Erano tempi duri: la RAI trasmetteva solo 20 minuti di basket alla settimana e non tutti potevano assistere alle partite. Si racimolava ciò che si poteva e lo si trascriveva in qualche modo, l’ambiente veronese, con la trasmissione “A tutta Mash” di D’Errico (che peraltro ci fece innamorare della dance europea) e articoli da vari giornali cittadini, ci diede una grossa mano.
Trovai aiuto da una ragazza di Trieste, da mia sorella Lolly “the Brain” e da tante altre persone che piano piano si aggiunsero alla redazione.
Tutto questo era portato avanti da uno strano direttore che si firmava come Mega.Super.Lup.Mannar.Visconte, un uomo senza volto che un giorno, facendosi fotografare perfino con Londero allo Sport Show, mise sopra la foto della sua faccia un bel punto di domanda perché non lo riconoscessero, mentre nello stesso scatto si potevano riconoscere perfettamente Lolly e una sua amica.
Questo strano e inquietante personaggio, colto da deliri di onnipotenza e crisi mistiche a sfondo cestistico, come quando si sognò il compianto Davide Ancillotto profetizzargli la vittoria dell’Italia agli Europei in Francia proprio prima della sfida contro la Jugoslavia, mandava indefessamente avanti la baracca contro tutto e tutti.
Ma chi era questo demente che, a ogni lettera ricevuta, si metteva a prendere in giro il lettore e gli intimava continuamente e senza motivo di stare zitto?
Forse qualcuno di voi, prima che su Basket Connection cambiassi il mio nickname in “Davide” mi ha conosciuto come “Super Lupo”, ergo ero io.
La ragione del nick Super Lupo non è perché Mega.Super.Lup.Mannar.Visconte era troppo lungo per il forum… beh, forse anche, ma la vera ragione fu che nel 1998, un redattore che non aveva voglia di fare niente (vi sfido a indovinare chi fu fra A., Y. e Lolly) mi disse: “Wè Super Lupo!” e da allora mi firmai anche così.
L’estate era arrivata e Slam prese una nuova connotazione, quella di giornalino informativo per i playground con consigli su dove andare, con chi giocare, come affrontare le partite ecc ecc…
Ma, proprio quando il progetto stava decollando, successe l’impensabile: per un motivo molto stupido che allora considerammo di vitale importanza, litigai ferocemente con A., fatto che cambiò il destino di Slam e forse anche il mio.
Già, perché, permettetemi di aprire una piccola parentesi personale, da allora sono diventato molto meno egocentrico e dogmatico e questa è la ragione principale del perché su Basket Connection tendo sempre alla pacificazione e a parlare invece che a bandire alla cieca se si trasgredisce alle regole ma, credetemi, una volta ero molto, molto più bastardo.
Credo che, quando ci sia un sentimento di amicizia, non ci deva essere un giusto o uno sbagliato: l’unica cosa sbagliata è scannarsi a vicenda quando in definitiva ci si vuole bene… anche se in mezzo c’è una ragazza… vecchia storia, eh?
A. non si fece più vedere, comportamento inspiegabile dal momento che eravamo stati amici per la pelle fin dall’ultimo anno di medie.
Ci furono attimi di sgomento fra la compagnia, io ne soffrii tantissimo, ma non potevamo mollare.
Nel 1999 la chimica di squadra quindi si “sballinò” completamente, ma trovammo in una copisteria di tifosi della Scaligera Basket e in due ragazze (V. e M.) dei validi aiuti, a questi si aggiunse mio padre, che molti conoscono sul WEB come il mitico Iulius Caesar, chiamiamolo “il presidente onorario” di Slam.
I restanti redattori furono confermati, prima di ripartire col progetto parlai con tutti uno ad uno per sentire motivazioni e idee, era chiaro che Slam non era più un giornalino fotocopiato e distribuito fra amici, ma qualcosa di più serio.
Quell’anno si assistette a un boom che ebbe del clamoroso: un po’ perché la Scaligera aveva vinto la coppa Korac, un po’ perché in borgo Milano sono sempre stati tutti un po’ cestisti (almeno quelli della mia generazione, non so per quanto riguarda i più giovani… io e lo staff contammo ben 5 playground -più altri 6 privati- nel giro di 2 chilometri!) ci fu una richiesta incredibile che riuscimmo a soddisfare solo perché la copisteria limitava le spese.
Naturalmente, non essendo una testata registrata (eravamo ragazzini di 17 anni, l’unica cosa che potevamo registrare era una partita alla televisione), eravamo costretti a dare le copie gratis e a distribuirle prima a chi ce le chiedeva, e in seguito, se ne rimaneva qualcuna, le imbucavamo nelle cassette delle lettere, da qui il nick di Y. che da “Zar” diventò quello di Karl Malone: “il Postino”.
Particolarmente prolifico fu il marzo del 1999 con tanto di Slam distribuito in molte zone di Verona con allegato il volantino “La rivolta di Slam”, un articoletto da allampanati sul perché bisognava ribellarsi e protestare contro la RAI e il sistema calcistico per il poco basket in TV, progetto che arrivò perfino a Trieste!
Probabilmente vi starete chiedendo come faceva a spendere così tanti soldi senza poi volere introiti uno staff che si poteva permette al massimo un Choc Ovo al giorno.
La risposta l’avreste avuta solo se ci aveste visti giocare nei playground con tutti quei ragazzi ai quali avevamo svegliato la coscienza sportiva: non ci importava il guadagno, solo il movimento.
Da allora accanto a Slam si affiancarono vari slogan, tre su tutti: “Il massimo del minimo”, “Non solo basket” e “Il movimento prima di tutto”.
L’intento è sempre stato quello di portare attenzione verso il basket, parlando dei più svariati argomenti, cosa che abbiamo provato a fare anche sul WEB e che non è stata sempre capita da tutti.
Il voler “convertire” i ragazzi ci ha sempre contraddistinto, tanto che qualcuno, scherzando, ci diceva che vedevamo il basket come una religione e che adoravamo una trinità composta da Iuzzolino, Henry Williams e Marcelletti!
Nel 2000 i redattori si avvicinarono alla maturità scolastica, alcuni mollarono, altri addirittura partirono da Verona, mi ritrovai praticamente da solo con Y. e qualche aiuto sporadico.
In definitiva non si riuscì a stare dietro a tutte le partite del campionato e nemmeno la qualificazione all’Eurolega di Verona ci spronò a ripartire col progetto.
Da allora si assistette a uscite “a singhiozzo”, provammo a fare un ultimo tentativo in cui cercammo nuovi redattori, ma ormai anche Y. aveva mollato per impegni scolastici.
Ufficialmente Slam non è mai morto, nell’ultimo numero, scritto in fretta e furia dal garage di Y. che ormai era diventato inagibile, spiegai che saremmo tornati in un momento più propizio: era il 2001.
La storia di Slam è sempre stata profondamente legata alla squadra-simpatia Scaligera Basket, un team che suscitò clamore nella nostra bella penisola fin dalla sua prima apparizione nella massima serie, riuscendo a vincere la coppa Italia dall’A2 e a infilare una serie di vittorie, anche in ambito internazionale, giudicate a priori impossibili ed entrate negli albi d’oro.
Purtroppo la Scaligera fallì nel 2002 (abbiamo molti articoli nella sottosezione “Basket a Verona” che spiegano per filo e per segno tutti gli avvenimenti salienti) e questa fu una botta devastante per Slam e il movimento che aveva creato con tanta fatica.
Il destino tuttavia mise di nuovo delle carte favorevoli sul banco e un giorno della calda estate del 2002 il mio amico T., un esperto di computer con cui casualmente avevo fatto l’esame di maturità da privatista, mi accompagnò a prendere un PC in piazzetta Santo Spirito, un nome, una garanzia.
La Scaligera era appena morta, ma la voglia di ripartire era tanta e stavolta avevo la possibilità di coinvolgere persone da tutta Italia.
Studiai i più importanti tag di HTML guardando le sorgenti da altri siti, allora quasi non si trovavano programmi ed editor e il PHP e l’ASP sarebbero esplosi solo gli anni seguenti.
Imparai a costruire le pagine di HTML a mano ancora prima che mi arrivasse Word dall’Olanda grazie a una promozione per studenti.
Da allora ne sono passate di cotte e di crude… l’unione temporanea con un sito comasco, il primo forum hostato da Bravenet, i primi visitatori, i primi commenti che mi rileggevo quasi commosso per tutta la serata e finalmente i grandi personaggi che mi hanno veramente aiutato a ricostruire il sogno.
Li nomino con i loro nick perché non so se hanno le manie di persecuzione come Y.: Walker, un ravennate pazzo di Lugo che bene ha incarnato il vecchio spirito di Slam forse perché in un’altra vita sarà stato qualcuno degli Scaligeri, la torinese Lullaby, una ragazza che con la sua dolcezza e il suo amore per il basket ha letteralmente risollevato le sorti del sito e ha capito perfettamente cosa doveva essere fatto, quasi come se lei avesse vissuto con noi fin dal 1998, e tanti altri appassionati come Pozz, Stemack, Alcooldry, Kenco, Crazykiller, Mourne, Jay Bee, RV, Kaprone, Fachiro, the fire bug, Stefax, Pino Pom, nel forum abbiamo 1500 iscritti… è impossibile nominare tutti quelli che hanno dato qualcosa di significativo.
Pochi infatti ricorderanno Cuneogolf, il Barista, Perantibus, Niko10, o anche BLUANDBLU il pazzo, ma, credetemi, hanno fatto tanto.
Infine un piccolo pensiero va a chi, per un motivo o per l’altro, ha avuto delle incomprensioni con la mia personcina e l’amministrazione in generale, praticamente tutti i bannati e gli autoesiliati che non hanno capito la nostra filosofia.
Considerando che è un periodo di festa e che io non serbo rancore chiedo a tutti quelli che possono darci una mano, anche quelli che mi considerano un idiota patentato (credetemi, sono veramente tanti, ma non fa differenza!) di tornare a scrivere da noi, sono sicuro che per il bene del basket riusciremo a fare grandi cose.
Il sito di Slam ha dato alla luce anche progetti on line importanti come la sezione Basket a Verona sopraccitata, per la quale abbiamo rilevato il vecchio dominio della Scaligera, articoli cestistici su Wikipedia, collaborazioni con altri forum, la Global Warning, un progetto che ha coinvolto un centinaio di ricercatori per discutere di scienza, religione, filosofia, internet, politica e perfino UFO, Lene Marlin Forum, il secondo forum in Italia sulla cantante norvegese e uno dei più importanti al mondo e Slam 2000, la nostra storia romanzata sui playground, che verrà messa nella sezione link e portata a termine presto… speriamo.
Ha addirittura avuto rapporti collaborativi con portali importanti come Naturalia, WebBasket, Real Basket, Verona Comunica e altri verranno ad aggiungersi alla lista in futuro.
Ci siamo fermati per un po’, ripartiremo a gennaio con un nuovo staff.
Dopo tutti questi ricordi trascritti spulciando il vecchio archivio di Slam non posso che salutarvi tutti quanti, vi faccio i miei migliori auguri e vi ringrazio per aver contribuito a tenere vivo un piccolo sogno che forse in futuro, chissà, potrà diventare ancora più grande… è tutto cominciato per scommessa… iniziamone un’altra insieme.

E ricordatevi: state zitti!!!

Il direttore

Mega.Super.Lup.Mannar.Visconte Davide Ronca


<< TORNA ALLA HOMEPAGE >>

 


 


Copyright © SLAMBASKET.NET 1998-2005
Direttore e Proprietario:
Davide Ronca
Realizzazione grafico/tecnica:
Badrose