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Mondiali di sci alpino ad Are, Svezia
19 Feb 2007 by Andrea Zunino
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Non ci sono dubbi che questa sia stata una delle stagioni più difficili per lo sci negli ultimi anni: il caldo e la neve che ha tardato tantissimo ad arrivare hanno causato il rinvio di decine di gare e l'annullamento di molte altre. Ma tutti speravano che per i mondiali di Are non ci fossero problemi, perchè in Svezia la neve non manca, così come il freddo. Ma in questi quindici giorni ci hanno pensato l'umidità ed il vento a scombussolare i piani degli organizzatori, costretti per ben tre giorni (tra cui i primi due) a rinviare le gare, causa condizioni meteorologiche troppo avverse. Fortunatamente gli slittamenti non hanno rovinato lo spettacolo, e il pubblico svedese ha potuto assistere alle splendide gare che gli sciatori hanno saputo inscenare. Il copione voleva un Campionato Mondiale apertissimo, vista la stagione che fin qui non aveva mostrato nessun vero dominatore assoluto: e i pronostici non sono stati assolutamente smentiti. Quello svedese può essere infatti senza dubbio definito il Mondiale delle sorprese. E la prima di queste sorprese, la più bella, è andata in scena il primo giorno: nel super-g di apertura infatti l'oro è andato al nostro Patrick Staudacher. Una storia bellissima quella dell'altoattesino, che negli ultimi mesi aveva visto a rischio la propria carriera prima, causa un grave problema ad una retina, e il Mondiale poi, dopo un infortunio alla schiena in allenamento meno di un mese fa. Ma Patrick ha superato alla grande questi problemi e ,sfruttando la brutta prova dei vari big, ha regalato all'Italia una medaglia tanto inaspettata quanto meravigliosa, lasciandosi alle spalle due mostri sacri della velocità come Fritz Strobl e Bruno Kernen. Nella gara femminile è andato in onda il primo show della padrona di casa Anja Paerson, che ha conquistato l'oro precedendo in classifica l'americana Kildow e l'austriaca Goetschl. E' stato poi il turno delle super combinate: una gara che, sebbene la sua formula sia stata più volte cambiata negli anni, lascia sempre un po' a desiderare, per la scarsa spettacolarità e per lo scarso numero di atleti in grado di essere competitivi. Tra gli uomini ha vinto lo svizzero Daniel Albrecht che, come Staudacher, non era mai salito sul podio in una gara di Coppa del Mondo; dietro di lui Benni Raich e l'altra sorpresa made in Svizzera, Marc Berthod. Tra le ragazze secondo oro per la Paerson, con la Mancuso e la Schild a farle compagnia sul podio. Il weekend è stato teatro delle gare più attese: le due discese libere. E le sorprese non sono mancate neanche qui: se a vincere, anzi a trionfare, è stato il leader di coppa Aksel Lund Svindal, sempre più convincente erede di Aamodt e Kjus, l'argento è andato al vero e proprio carneade canadese Jon Hudec e il bronzo al vecchietto di casa Svezia Patrick Jaerbin, che ha così potuto coronare al meglio una splendida carriera ormai agli sgoccioli. Nella gara femminile praticamente replicato il podio del super-g, con la sola Hosp a sostituire la compagna di nazionale Goetschl sul terzo gradino del podio. Con la seconda settimana di gare è venuto il turno delle discipline tecniche, a cominciare dallo slalom gigante. Se negli uomini si ha assistito al bis di Svindal, che ha preceduto gli elvetici Albrecht e Cuche, nelle donne c'è stata la prima, ed unica, gara senza la Paerson sul podio: l'oro è andato a Nicole Hosp, che ha così vinto la prima gara per l'Austria, risollevando un po' le sorti di un mondiale fino a quel momento molto amaro per il Wunderteam; l'argento è andato alla bella e sorprendente svedese Pietilae-Holmer e il bronzo è stato la seconda medaglia italiana, conquistato dalla bravissima Karbon. La sua è, al pari di quella di Staudacher, una storia splendida: Denise infatti è rientrata a gareggiare da pochi mesi dopo un infortunio gravissimo, che l'aveva tenuta lontana dalle piste per più di un anno e mezzo. L'azzurra, dopo una prima manche anonima, ha dato vita ad una seconda frazione di gara strepitosa, scalando la classifica dal dodicesimo al terzo posto. Infine è stato il turno dello slalom speciale. Tra le ragazze altra grande sorpresa, con l'oro alla giovane boema Zahrobska, davanti alla dominatrice di coppa Schild e all'insaziabile Paerson. Quello maschile è invece stato ribattezzato "slalom killer": le tante contropendenze della pista e la tracciatura insidiosa hanno infatti creato molti problemi agli atleti, tanto che circa la metà di essi non è riuscita a tagliare il traguardo della prima manche. La gara è stata un dominio assoluto dell'austriaco Mario Matt, che ha vinto con il distacco più grande della storia dei mondiali: un secondo e ottantun centesimi rifilati al nostro Manfred Moellg, autore di una seconda manche da vero campione, che gli ha permesso di recuperare quattro posizioni. E il suo argento acquista ancora più valore se si pensa che fino a poche ore prima della gara la sua presenza era in forte dubbio a causa di un insistente dolore alla schiena. Il bronzo è andato a Grange, che ha così regalato la prima ed unica medaglia alla Francia. L'ultima giornata di questa splendida quindici giorni di gare è stata dedicata ad una piuttosto ambigua prova a squadre: la formula, con quattro manche di super-g e quattro di slalom, equamente divise tra ragazzi e ragazze delle varie nazioni, potrebbe anche essere interessante: ma la decisione di disputare questa prova all'ultimo, e soprattutto dopo tutte le gare individuali, le ha fatto perdere molta importanza, nonchè interesse mediatico, anche perchè la maggior parte dei big aveva già abbandonato la Svezia da giorni. Per la cronaca, comunque, la vittoria è andata agli austriaci, che hanno preceduto Svezia e Svizzera.
I TRIONFATORI... Anja Paerson: l'indiscussa dominatrice di questi Mondiali: primo atleta nella storia dello sci a conquistare un oro in tutte le discipline ai Campionati del Mondo (slalom e gigante li aveva già vinti in edizioni passate). Le sue 4 medaglie sembrano ancora più incredibili se si pensa che in stagione non era mai salita sul podio; e l'assenza di Janica Kostelic, che dopo essersi presa un anno sabbatico sembra sempre più vicina al ritiro, non sminuisce il trionfo della "regina di Svezia". Aksel Lund Svindal: ormai molti lo consideravano "solo" un eterno piazzato, uno sciatore molto costante che può fare bene nell'arco di un'intera stagione, ma incapace di vincere su singola gara. Beh, il gioiellino norvegese ha zittito tutti: due ori che non lasciano spazio a repliche e che gli daranno sicuramente uno stimolo in più per provare a conquistare quella Coppa del Mondo che lo vede già in testa. La Svizzera: fino allo scorso anno si parlava di una nazionale in crisi, incapace di raggiungere nuovamente i fasti del passato. Ma in questa stagione qualcosa è cambiato: un Cuche in grande forma a guidare un gruppo di giovani talenti emergenti, che dopo qualche risultato in Coppa nel corso della stagione, ha dato vita ad un incredibile exploit in questi mondiali, chiusi con la belleza di sei medaglie. Il terzo posto nella prova a squadre finale non è altro che la ciliegina su una torta già di per sè molto dolce.
... E I GRANDI DELUSI Bode Miller: zero medaglie. Il dato da solo basta a spiegare quanto abbia fatto male in questi mondiali uno dei più grandi, e dei più folli, talenti della storia dello sci. Speriamo, per il bene dello sci, che questa delusione non lo porti a decidere di chiudere qui la sua fantastica carriera, come già aveva più volte accennato. Benjamin Raich: il campione austriaco puntava senza mezzi termini a tre medaglie d'oro. Alla fine ha conquistato solo un argento, ottenuto peraltro arrivando alle spalle di un "signor Nessuno" come Albrecht. Ma Benni è lo specchio di tutta una squadra austriaca che, nonostante le nove medaglie finali, ha faticato molto, deludendo soprattutto con i suoi uomini di punta, da Hermann Maier a Renate Goetschl, da Walchofer alla Zettel. I big italiani: eh sì, ammettiamolo. Tutti i grandi nomi sui quali puntavamo hanno deluso le aspettative: a partire da Peter Fill, dal quale ci si aspettavano grandi cose nelle gare veloci, per arrivare a Giorgio Rocca, che, condizionato anche da infortuni vari, ha chiuso al peggio una bruttissima stagione: ma passando anche per Max Blardone, che conferma ancora una volta la sua incapacità di fare risultati nei grandi appuntamenti,e per Karen Putzer, che con la vittoria nell'ultima gara prima dei Mondiali aveva illuso un po' tutti.
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